Segnali di vita / 4
WOC - MoaiPress

Segnali di vita / 4
WOC
Rubrica 24 Gen 2023 André Guerrilla SPAM

Ho intercettato segnali di vita: tracce di nuovi e interessanti creatori. Loro sono intorno a noi, vivi e vegeti, occorre solo accorgersene e avvistarli. Con questa rubrica vi suggerisco artisti1 da esplorare (come si esplora ogni nuovo mondo), vi propongo nuove visioni, traiettorie anomale che sorpassano i soliti nomi. Pronti per il viaggio, apriamo nuove vie.

WOC

Woc è un artista del nostro tempo e credo riesca ad esserlo perché vive sinceramente nel presente e, senza critiche o apprezzamenti, riflette la realtà che lo circonda. Woc è un esemplare raro che mescola cultura di massa a ricerca artistica raffinata: segue i programmi trash Mediaset, le vicende della famiglia Ferragnez e le sorti della nazionale di calcio; allo stesso tempo è anche un abile pittore, elegante nei colori, nelle composizioni e nelle scelte stilistiche. Questo incontro di opposti pare contraddittorio eppure, a ben guardare, è solo la controprova dell’autenticità di Woc.
Già nel 2014 dipingeva muri a spray sfocati in modo insolito; l’anno dopo partecipò a “Shit Art Fair”1 con il disegno di un personaggio seduto su un wc con in mano delle Hogan.
Nella sua ricerca i loghi dei brand tornano sempre: gli iconici baffi Nike si moltiplicano sui muri, ma stanno anche sui calzini che porta ai piedi, finiscono sul capitello dorico di un’installazione per poi tornare nella “Sneakers Series”2, piccoli disegnetti a matita o pennarello che riproducono i profili delle Air Max o delle Air Jordan. C’è una somiglianza con le immagini copiate dagli adolescenti nei diari, e proprio come in quelle, il disegno incarna un oggetto del desiderio.
La citazione è superata solo dalla creazione stessa di un nuovo brand: “Italia90”3, costruito nel tempo assieme ad altri autori. Anche nell’ideazione di capi e accessori di moda il meccanismo è identico: si basa sul collage, l’assemblaggio e la citazione. I tessuti multibrand generano giacchette e pantaloni in cui le texture di Gucci sono cucite di fianco a quelle di Fendi, una chimera in jeans che somma le identità4.
Con genuina coerenza Woc trasforma in arte i materiali che consuma quotidianamente, che siano questi i loghi di brand, i frame di YouTube o i tweet di Kanye West5. Lavora di citazione in citazione senza nessun interesse al riferimento colto, metaforico; è un citazionismo alla Wahrol che, utilizzando soggetti riconoscibili, spesso iconici, produce nuove immagini simboliche.
Con questo metodo Woc attinge, dal quel frullatore di contenuti visivi che è il web, a suo piacimento e in modo mirato: dalle immagini dei tifosi che gettano il motorino a San Siro a quelle della casa di Cogne o della Costa Concordia ribaltata, passando al barboncino di Berlusconi, sino alla bara di Wojtyla o a Chef Tony e i suoi coltelli. E poi ci sono i ritratti, numerosissimi: quelli in posa di Ronaldo, Steve Jobs, Kanye West, Mike Tyson o Myss Keta, e quelli rubati ai frame di cronaca (soprattutto nera): dall’arresto di Erika e Omar al cadavere di Cucchi.
In tutti questi casi disparati c’è sempre un dato comune, ovvero l’immagine che si eleva a simbolo: un momento (o un personaggio) iconico impresso nell’immaginario collettivo e riscritto nel suo ripetersi ossessivamente sugli schermi a nostra portata.
Così ad esempio, il dipinto della villetta di Cogne evoca simbolicamente il triste contesto seguìto all’omicidio di un bambino: il morboso racconto da parte di una stampa spudorata e ossessiva, le lacrime amare della Franzoni e il volto esaltato di Bruno Vespa in attesa di uno scoop possibilmente in diretta. Il metodo di Woc è lineare: attua sulle immagini un prelievo, poi una copia e infine una restituzione. Nella copia c’è una perdita studiata di dati superflui che non nuoce alla comprensione dell’immagine ma serve paradossalmente ad esaltare i dettagli necessari.
Osservare i suoi dipinti è come vedere un video a risoluzione 144p in cui le forme sgranano ma il significato ci è chiaro. Noi spettatori stiamo al gioco dell’artista e completiamo inconsapevolmente con la memoria le immagini sfocate di Woc, ci compiaciamo di averle riconosciute, ma non ci accorgiamo che tale nostro successo rivela anche tutta la familiarità con quel bombardamento mediatico fatto di immagini più o meno pop che fin da bambini abbiamo subìto: la nostra capacità di riconoscerle misura il nostro livello di esposizione.

A seguire un breve galleria di immagini.
Per approfondire: www.woc1.it

André Guerrilla SPAM
Membro del progetto Guerrilla Spam dal 2010. Oggi lavora nello spazio pubblico, in Italia e all'estero, con affissioni, muralismo, installazioni e performance. Tiene lezioni e workshop in scuole, accademie, comunità minorili, centri di accoglienza e carceri. Ha esposto in musei archeologici e musei d'arte moderna e contemporanea nazionali.
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